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Quello che non ti aspetti da un viaggio

Quello che non ti aspetti da un viaggio

Quando programmiamo il prossimo viaggio ci immaginiamo noi – temerarie -in giro per il mondo a scoprire cose nuove e a goderci le mille avventure che questo ci può regalare.

Chiudiamo gli occhi e fantastichiamo su di noi

Come siamo belle, atletiche, con l’aria un pò gitana ed il temperamento di chi la sa lunga…

E siamo su una spiaggia deserta al tramonto con il nostro “lui”, noi indossiamo un cappello di paglia a tela lunga – quelli da diva – mentre lui ci guarda innamorato e cucina pesce fresco appena pescato su una brace improvvisata e ci versa vino bianco ghiacciato.

Oppure siamo nella giungla e attraversiamo ponti tibetani con la destrezza di Indiana Jones e il bulbo perfetto di Julia Roberts.

Anzi: siamo in India, attraversiamo Nuova Delhi con un sari colorato, siamo un misto tra Mata Hari e Madre Teresa e con il nostro bindi rosso disegnato sulla fronte, infondiamo più pace di Gandhi.

Di più: facciamo snorkelling nella barriera corallina e siamo così aggraziate nei movimenti che la sirenetta Ariel ci da un baffo.

E poi partiamo e finalmente apriamo gli occhi

I nostri capelli nella giungla sembrano un casco di banane appassite, sui ponti tibetani restiamo appese alle corde di sostegno stile bradipo, il bindi si scioglie per l’umidità e si divide in mille puntini rossi sul viso stile morbillo e durante lo snorkelling restiamo attaccate alla guida per timore degli squali.

Il viaggio tira fuori la tua parte migliore ma anche la peggiore e le avventure di viaggio – quelle che, quando ci pensiamo, ci fanno venire subito quel faccino ebete di chi sa cosa vuol dire “viaggiare nel mondo” – sono molto spesso minori rispetto alle disavventure –  quelle che -quando le raccontiamo- ci fanno dapprima sgranare gli occhi e poi ci fanno mettere una mano sulla fronte dicendo: “mamma mia, questa te la devo raccontare”-.

A conti fatti nei miei viaggi ho avuto più disavventure che avventure ma questo è il prezzo da pagare per chi come me che non ama prenotare nulla se non il volo di andata e ritorno e preferisce organizzarsi in loco per gite ed escursioni (fuggendo sempre dai vari tour per turisti).

Smettiamo di raccontare solo i nostri successi nei viaggi

Mi sono resa conto che quando si torna a casa – e si racconta l’esperienza del viaggio agli amici – si tende sempre più spesso a divagare su ciò che è andato bene e si glissa sulle situazioni che ci hanno fatto – scusate l’espressione ma qui ci sta – cagare addosso.

Forse è un pò il leit motiv della nostra società, che ci obbliga a sembrare sempre perfetti e impassibili di fronte agli inconvenienti.  Fatto sta che siamo circondati da “fenomeni del viaggio” e da fotografie che ci immortalano nei nostri momenti migliori (senza rughe, pettinate, con i vestiti lindi e con movenze da attori di Hollywood).

Quanto a questo ultimo punto io sono avvantaggiata; ed infatti sono io la fotografa del viaggio (mio marito non sa usare la reflex, nè tanto meno oserebbe mai portarmi via di mano la “creatura”) e quindi ho la fortuna/sfortuna di non avere quasi mai delle mie foto. In compenso si diverte moltissimo a scattarmi foto terribili con lo smartphone mentre mangio, mentre dormo, mentre faccio pipì nascosta tra gli alberi….

Allora basta, è arrivato il momento di sfatare i seguenti falsi miti:

  1. “il viaggio è sempre e solo bello”:
  2. “durante i viaggi mi succedono solo cose divertenti”

e di tirare fuori le fotografie più imbarazzanti (nei limiti del possibile, sia chiaro).

Quindi questa rubrica è per noi – viaggiatrici che raccontano le cose a metà – che perdiamo aerei, siamo spettinate, diventiamo delle bestie feroci se non troviamo qualcosa da mangiare, che dobbiamo fermarci ogni 10 minuti quando scaliamo una montagna, che ci sentiamo sexy anche con un completino intimo spaitato, che ci svegliamo alla mattina dopo una notte in amaca con più occhiaie di un panda, che ci addormentiamo anche sedute per terra appoggiate allo zaino, che nascondiamo quelle foto che non ci rendono giustizia ma che ciò nonostante non perdiamo mai la voglia di viaggiare.

Quello che non ti aspetti da un viaggio

Eccomi in splendida forma dopo una mattina di rafting e downhill in Trentino

E ripetiamo come un mantra:

  1. il viaggio è una esperienza totalizzante: tira fuori il meglio e il peggio di tutte noi;
  2. nel viaggio ci possono essere successi ma anche insuccessi (non siamo fenomeni);
  3. nei viaggi ci si sporca molto, spesso non si dorme bene, a volte non si mangia quel che si vorrebbe;
  4. impariamo ad esibire anche i nostri fallimenti: fallire ci insegna a migliorare;
  5. sono bella anche senza cappello di paglia e abito vintage ma con uno zaino sulle spalle, delle scarpe da montagna e una maglietta sporca di grasso del tuk tuk;
  6. anche le travel bloggers devono avere un lato B (leggi il mio post a riguardo, cliccando QUI).

Ma sopratutto: quello che non ti aspetti da un viaggio saranno tutti quegli inconvenienti, quelle foto imbrazzanti, quei problemi e quelle paure che ti resteranno per sempre nel cuore e ti faranno sorridere una volta a casa.

 


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