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Praga e Karlowy Vary

Praga e Karlowy Vary

Praga, che delusione!

Lo ammetto: Praga per me è stata una delusione; non che non sia bella, per l’amor del cielo, ma ritengo che sia una delle città più sopravvalutate di Europa.

Da sempre sento parlare della capitale della repubblica ceca come di un gioiellino incastonato tra la Moldava e i vicoli acciottolati di Mala Strana, all’ombra di edifici gotici e riparata dal tepore di caffè storici.

Io ho trovato una città bellissima, forse troppo, ma in cotanta magnificenza non sono riuscita a sentirne l’anima.

Dopo un giorno e mezzo a girovagare per i suoi quartieri – tra edifici fiabeschi, resse di turisti e file per mangiare – ho sentito l’esigenza di scappare.

Praga per me è come una donna tutta ingioiellata, truccatissima, vestita con abiti firmati e conscia di essere seducente. Molto spesso, però, tali dame avvenenti rischiano di non essere “sentite” nella loro vera essenza perché troppo intente a piacere a tutti i costi.

Io di carattere sono più incline a godere la compagnia di semplici donne con abiti modesti, struccate, forse un po’ meno sicure di sé ma con un’anima forte (ad esempio Cracovia -sobria, senza trucco ma INTENSA-).

A Praga ho cercato di sentire i turbamenti di Tereza di Milan Kundera (“L’insostenibile leggerezza dell’essere”) mentre passeggiava in Mala Strana, ho cercato il Josef K di Kafka ne “Il processo” tra le ombre degli edifici gotici ma non li ho trovati. Al loro posto oggi ci sono ristoranti vietnamiti ad ogni 500 metri e negozi di massaggi thai.

Alla ricerca della Praga più vera

Solitamente nei miei viaggi quando mi viene questa sensazione di vuoto prendo il metrò e vado nell’estrema periferia, scegliendo quelle zone senza turisti e con qualche mensa locale per cercare di connettermi il più possibile con l’anima della città.  Vado alla ricerca di mercati dell’usato, di giovani artisti con storie da raccontare e di locali dove potermi mischiare con i giovani e capire come vivono.

E così ho fatto anche questa volta; ecco i miei consigli:

PRAZSKA TRZNICE (mercato ortofrutticolo e dei bulbi di fiori)

Praga e Karlowy Vary

Facilmente raggiungibile con la metro C, fermata Vidavska. L’edificio che ospita il mercato è una vecchia costruzione in stile sovietico con un grande cortile. Al suo interno c’è il classico mercato ortofrutticolo, oltre ad alcune bancarelle di salumieri, macellai e spezie di ogni colore. La cosa a mio avviso più interessante è il gran numero di bancarelle che vendono piantine da orto, semi e bulbi di fiori.

Dentro si respira un’aria famigliare, quella delle nonne che fanno la spesa con il carrellino al seguito.

Di contro, nella zona esterna non c’è nulla di interessante in quanto le vecchie bancarelle di cose usate sono state rapidamente sostituite da chioschi di vietnamiti che preparano il Pho, la zuppa tipica del Vietnam e vendono cappelli a cono, balsamo di tigre e biscotti dell’Indocina.

Se quindi siete interessati ad un pranzo vietnamita – l’attenzione per l’igiene è quasi lo stesso dei chioschi che si trovano ad Hanoi, ahimè – allora questo è il posto giusto per voi. Se invece siete alla ricerca della vera Praga, allora sarà meglio spostarsi da un’altra parte.

PANKRAC TRZNICE (mercato dell’usato)

Raggiungibile con la metro C, fermata Pankrac, proprio accanto ad un centro commerciale.

Questo mercato racchiude al suo interno una medina di piccoli negozi di abbigliamento usato (vestiti, borse). Abiti appesi ovunque, banconi zeppi di maglie, borse che sporgono dalle mensole, odore pungente di carne affumicata nell’aria.

Ed infatti al piano superiore c’è la zona del ristoro, con una locanda che espone un menu del giorno – scritto rigorosamente in ceco- accanto ad un’altra che vende solo birra e vino.

Bisogna armarsi di santa pazienza perché nessuno parla inglese, la fila per prendere da mangiare arriva fino alle scale e i tavoli per sedersi sono solo al piano di sotto, all’esterno.

ALLA RICERCA DI DAVID ČERNÝ: L’ARTISTA IRRIVERENTE DI PRAGA

Černý è il classico artista controverso e imprevedibile -divenne famoso nel 1991 per aver dipinto di rosa il Památník sovětských tankistů (il carrarmato sovietico divenuto simbolo commemorativo della liberazione di Praga per mano dell’Armata Rossa) e costruito un enorme dito medio sulla torretta di quello che era considerato un monumento nazionale – che non le manda a dire, quello che critica la società, lanciando messaggi forti ma aperti a varie interpretazioni.

Praga e Karlowy Vary

Le opere di questo artista sono disseminate per tutta Praga ma molto spesso i turisti sono più interessati a fotografare le chiese o i vecchi caffè e non si accorgono dell’installazione.

Tra le sue creazioni più interessanti ci sono:

Viselec (l’appeso) una statua che rappresenta Freud, appeso ad una trave tra i tetti degli edifici vicino alla Cappella di Betlemme;

  • K on Sun: è una statua che rappresenta la testa di Kafka divisa in 42 sezioni regolari e ruotanti in acciaio inossidabile e superficie a specchio. L’idea dell’artista ceco, era quella di rappresentare la personalità brillante dello scrittore e i suoi tormenti interiori.Praga e Karlowy Vary
  • Pissing Men: questa fontana, situata nel cortile del mattonificio Herget, rappresenta due uomini in bronzo intenti ad urinare in una pozza d’acqua con la forma della Repubblica Ceca. Un ingegnoso dispositivo elettronico situato all’interno di queste figure gli consente di alzare i genitali per indirizzare il getto d’acqua e scrivere lettere sulla superficie dell’acqua
  • Miminka (neonati): si tratta di 11 statue nere raffiguranti neonati giganti con lo sguardo inquietante che gattonano sulla torre di Žižkov.
  • Brown Nosing (leccaculo): Quest’opera rappresenta uno dei maggiori esempi del malcontento di Černý in riferimento alla democrazia post-rivoluzionaria. Si tratta di due sculture di uomini piegate in avanti a lasciare scoperta la parte del “di dietro”. Una lunga scala consente di raggiungere l’apice per infilare la testa nel sedere degli uomini e guardare un video in cui Vaclaw Klauz, ex presidente della repubblica ceca e il performer Milan Knížák si imboccano a vicenda sulle note di “We are the Champion” dei Queen.

 

Cena e dopocena tipici

A Praga non potete perdervi le varie specialità come il goulash con gnocchetti di pane al bacon, la famosa zuppa di patate nel pane, l’anatra arrosto e il prosciutto di Praga con crauti.

I migliori locali dove cenare, quelli dove troverete solo praghesi- si trovano nel ghetto ebraico e sono il Lokàl (Dlouhà 33- tipico ristorante sovietico con file di tavoli tipo mensa) e il Kolkovna (Kolkovna 8- tipica birreria boema).

Attenzione: i ristoranti chiudono alle 22, sono sempre molto affollati, perciò arrivate presto oppure prenotate.

E dopo cena? Beh c’è sempre la musica. Io vi consiglio il Roxy Club, proprio accanto al Lokàl: qui si esibiscono giovani band ceche emergenti e gruppi internazionali di passaggio in città (genere rock, indie e metal).

Karlovy Vary e le sue acque termali

Di gran lunga più interessante, dal punto di vista culturale e umano, sono stati i viaggi di andata (in bus) e di ritorno (in treno) a Karlovy Vary: con il percorso in autobus si attraversa la campagna boema, passando per villaggi fiabeschi di contadini (quelli con le mucche ancora al pascolo) e paesini tipici (sono rimasta incantata dalla cura che i cechi hanno per lo spazio esterno delle loro case, con orti perfetti e cucce per gli animali domestici degne di un 5 stelle) mentre con il treno (una parte di convoglio è ancora con le vecchie littorine) si incrociano le cave di estrazione nelle vallate dei Monti Metalliferi e i villaggi dei pescatori sui confluenti del fiume Elba.

Non meravigliatevi se a metà del percorso in treno inizierete a vedere i vostri compagni di viaggio cechi girare nel convoglio con dei bicchierini in mano: è Becherovka, un tipico liquore digestivo molto gradito ai locali e tipico di Karlowy Vary.

Posta ai piedi dei Monti metalliferi, distante 120 km da Praga, Karlovy Vary è la seconda città più visitata della Repubblica Ceca per via delle proprietà curative delle sue sorgenti termali e della sua architettura vittoriana.

La città fu fondata nel XIV secolo dal re di Boemia ed imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV il quale, imbattutosi nelle numerose sorgenti termali della zona, ne aveva apprezzato le qualità. La leggenda narra di un cervo che fu scottato da un getto di acqua bollente scaturito d’improvviso dal suolo mentre fuggiva inseguito dai cani da caccia dell’imperatore.

A partire dal 1762, e in particolare nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento, la fama della località oltrepassò i confini della Boemia e si affermò come uno dei più importanti centri termali d’Europa, divenendo meta di molti personaggi illustri quali membri dell’aristocrazia, pensatori, statisti, compositori e artisti del mondo tedesco, russo e mitteleuropeo (Goethe, Beethoven, Gogol, Paganini, Casanova, Mozart).

Passeggiando tra gli edifici vittoriani e liberty di Karlovy Vary si incontrano persone che passeggiano con un bicchiere con un beccuccio: si fermano alle fontane, riempiono il bicchiere, bevono e proseguono la passeggiata, nella speranza che la cura idropinica allievi i loro acciacchi.

Questa portentosa acqua termale – dal sapore ferroso e acidulo – esce dalle 12 sorgenti termali, è calda (tra i 30 e i 72 °) ed è ricca di sali minerali (6-7 g per litro). Si dice che curi le malattie dell’apparato digestivo e metabolico, ma anche le patologie della colonna vertebrale e delle articolazioni. Pare che sia anche molto utile per la riabilitazione fisica nei pazienti oncologici.

La città, adagiata in una valle circondata da colline, è tutta un saliscendi: il centro è occupato da hotel sontuosi, negozi alla moda e botteghe di cristallerie boeme mentre le strade di periferia s’inerpicano verso le colline, conducendo a sentieri verso il bosco.

L’atmosfera un po’ fiabesca della città è piaciuta anche ai produttori del cinema: ad esempio la pellicola “The Gran Budapest Hotel” è stata girata proprio nel Grand Hotel Pupp, così come alcune scene di Casinò Royale.

Se durante il giorno a Karlovy Vary ci si dedica al benessere, la sera è il momento giusto per assaggiare le specialità locali (attenzione: le cucine dei ristoranti chiudono alle 22) come il vitello alla paprika con gnocchetti di pane o la torta di Karlovy Vary (una specie di mille foglie ottenuta sovrapponendo strati di wafer e una calorica crema di burro, zucchero, uovo, noci e scaglie di cioccolato. Il tocco finale è la glassatura di cioccolato). E a proposito di wafer: non dovete assolutamente perdervi le cialde di Karlowy Vary, magari sgranocchiate tra una fonte e l’altra.

ARRIVARE A KARLOVY VARY:

Autobus: la compagnia Regio Jet garantisce autobus di linea con hostess a bordo, wi fi, giornali e bevande gratuite. Il bus parte dalla stazione dei bus di Praga Florenc e, dopo una sosta all’aeroporto di Praga, attraversa le campagne boeme sino a giungere dopo due ore a Karlovy Vary.

Treno: la stazione dei treni di Karlovy Vary al momento è un cantiere (stanno dismettendo le pensiline di eternit della vecchia stazione e costruendo un edificio più avveniristico di vetro e acciaio. Al momento la sala d’aspetto è un container accanto ai binari, accanto ad un piccolo chiosco di vendita dei biglietti. Il treno copre la tratta Praga/ Cheb e ci mette tre ore per arrivare a Praga Holovice.

 


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