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Le donne di Zanzibar e la coltivazione delle alghe

Le donne di Zanzibar e la coltivazione delle alghe

Il primo giorno in cui un viaggiatore scruterà l’orizzonte zanzibarino, farà il suo primo incontro con le donne di Zanzibar e la coltivazione delle alghe.

A Zanzibar, con l’arrivo della bassa marea, l’Oceano Indiano si riempie di macchie colorate; dai villaggi nascosti dietro alla spiaggia – laddove i turisti occidentali in modalità “all inclusive” non si arrischiano ad entrare – iniziano a sfilare meravigliose donne che, avvolte fieramente nel loro kanga colorato e con ceste sulla testa, si recano al lavoro.

La coltivazione delle alghe – terza voce dell’economia sull’isola – è un lavoro fatto da donne e tramandato di generazione in generazione, un’occupazione dura, fatta di ore ed ore trascorse a mollo, molto spesso anche con l’acqua che arriva al torace.

Le mani di queste donne sono decise, fendono l’acqua senza indugio per riportare a galla quello che sarà il loro bottino giornaliero sotto il sole cocente tropicale che – unito alla salsedine – alimenta il segno indelebile della fatica sul corpo di queste donne.

Le alghe vengono coltivate in veri e propri “orti marini”, all’interno di piccole lagune protette dalla barriera corallina; una volta raccolte, vengono fatte essiccare per poi essere vendute al mercato della cosmetica soprattutto.

Come le nostre mondine, chine sulle risaie, cantavano, anche le donne zanzibarine alleviano la loro fatica intonando dei canti swahili che sanno di ricordi, di esperienze, di vita.

Dietro di loro, al di là della barriera corallina, i loro mariti pescano a bordo dei dhow (imbarcazioni tipiche zanzibarine) mentre in riva al mare i loro piccoli si divertono a rotolarsi nella sabbia.

E’ la natura che decide il loro orario di lavoro: a mano a mano che si alza la marea, loro si avvicinano alla riva, raccolgono le loro reti, riempiono le loro ceste, le posano in testa e con grazia e smisurata serenità, ritornano nelle proprie case.

E in chi le osserva da lontano lasciano un silenzio intriso di rispetto e meraviglia.

Ed è questo un motivo fondamentale per non guardare continuamente l’orologio e domandare al vicino di ombrellone a che ora la marea si alzerà; perchè lo spettacolo di queste donne, il loro sacrificio (vi assicuro che al sole di Zanzibar non si riesce a stare più di qualche minuto senza correre a cercare dell’ombra), i loro sorrisi e la loro tenacia, renderanno indimenticabili quelle ore di attesa.

Se poi proprio non ce la potete fare ad aspettare di tuffarvi in mare e nuotare, allora fatevi un giro al largo e avvicinatevi con rispetto ed educazione, magari fate un sorriso e andate a scoprire da vicino cosa fanno. La maggior parte parla solo swahili ma con i gesti universali ci si capisce in tutto il mondo.

Qualora poi qualcuno volesse provare l’esperienza di sottoporsi ad un trattamento di bellezza con le alghe, consiglio questa meravigliosa spa a Stone Town. Si chiama Mrembo e offre trattamenti swahili (anche quelli che vengono fatti alle spose in preparazione delle nozze) a base di erbe officinali, spezie e… alghe.

 


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