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Il lato B delle travel bloggers

Il lato B delle travel bloggers

Avete mai provato a digitare la parola “travel blogger” su google images? Ecco, provate a farlo; vi accorgerete che le immagini che ci vengono proposte comprendono le seguenti tipologie:

Lei travel blogger

  1. splendida e slanciata nel suo abito vintage, in mezzo ad un campo di grano con un cappello a tesa lunga;
  2. seduta in riva al mare, con un cocktail tropicale, scrive su un notebook:
  3. sdraiata su un’amaca, con un libro appoggiato al suo ventre piatto, ci mostra i suoi piedi perfetti (smalto rigorosamente rosso brillante).

Lui travel blogger

  1. atletico e abbronzato, sulla cima di una montagna, si fa un selfie mostrando la salita che l’ha portato a raggiungere la vetta;
  2. comodamente adagiato sul tronco di una palma, nel candore della sua camicia bianca che fa intravedere gli addominali, lavora al computer;
  3. temerario del pericolo, si tuffa da una scarpata in un laghetto alpino.

La coppia travel blogger

  1. zaino in spalla, braccia alzate al cielo in segno di vittoria, davanti ad un panorama mozzafiato;
  2. sorridenti e soddisfatti davanti ad un cartello che indica “il tropico del capricorno”, “il triangolo d’oro”, ecc;
  3. avvinghiati l’uno all’altro, galleggiano in una piscina con vista sulla valle o in un mare cristallino.

Ed è ripensando – con invidia- a queste immagini che in una notte di mezza estate, mi sono svegliata di soprassalto e mi sono domandata: “ma veramente la vita in viaggio – perché è poi di questo che si occupa il travel blogger – è così comoda, bella ed esteticamente perfetta?”.

No, non può essere (o almeno spero); sicuramente molte travel blogger nascondono il loro lato B.

Il lato B delle travel bloggers

Io vi seguo, sia chiaro. Vi ammiro, non lo nego.

Ma dovete dirmi il vostro segreto, me lo merito dopo aver viaggiato per gli ultimi 17 anni della mia vita e avere collezionato solo foto imbarazzanti ed esperienze al limite del grottesco (vedi sotto).

Io voglio viaggiare con voi, voglio vedervi al mattino appena sveglie dopo una notte insonne per via delle zanzare nel bungalow nella giungla, voglio vedere i vostri capelli dopo che siete scese da un tuk tuk, voglio sapere se anche voi a volte piangete dalla paura, voglio capire se anche voi ogni tanto dite: “ma chi me l’ha fatto fare di venire qui?”, voglio sentirvi parlare a tavola nella cucina di un ostello e passare ogni 3 secondi da una lingua all’altra, voglio vedervi a fine giornata, dopo che 1) il pullman su cui viaggiate ha bucato e siete rimaste 5 ore sotto il sole dell’Indocina 2) avete percorso 2 chilometri a piedi per cercare un alloggio libero e avete trovato solo un’amaca di fronte al mare con le zanzariere bucate, 3) appena arrivate a destinazione è andata via la corrente elettrica e l’acqua è finita e la doccia la si fa domani.

Insomma, care travel bloggers, sono stanca di vedervi sempre belle, pulite e vincenti. Voglio vedere la vostra parte umana, quella che vi fa amare ma anche odiare un viaggio, quella che vi fa guardare allo specchio e pensare: “il selfie lo facciamo domani, va”.

Il mio imbarazzante lato B

Il mio non è un giudizio – come ho detto prima io vi seguo, vi ammiro e vorrei assomigliarvi anche solo un poco- è solo una provocazione.

Perché io mi ricordo che quando ho iniziato a viaggiare c’era pochissima gente che si spingeva verso posti così lontani: molto spesso quando mi chiedevano dove andassi in vacanza e rispondevo “Myanmar” la maggior parte di persone mi guardava perplessa e mi chiedeva: “ehm, scusa dove vai?”. Oggi, invece, è un continuo “vado alla San Blas a riposare”, “si, quest’anno ho deciso di svernare a Pemba”.

Ormai il viaggio è diventato alla portata di tutti – molto spesso anche di gente che non ha minima idea di cosa voglia dire viaggiare e rispettare le usanze del luogo (se ripenso a ciò che ho visto fare a certi turisti durante una puja in Nepal, mi vergogno di essere occidentale) – e Instagram ne è la prova provata, con il gran numero di foto di viaggi nel mondo.

E ciò nonostante io non mi sono ancora uniformata a questo modo di viaggiare con trolley e vestiti sempre puliti.

Se riguardo le mie foto in viaggio a 18 anni – e le paragono a quelle di oggi che di anni ne ho ormai il doppio- niente è cambiato nell’abbigliamento, nei modi e nello stile, se non qualche ruga in più e qualche chilo di troppo.

Io non appartengo a nessuna delle tipologie di cui sopra, anzi molto spesso la mia immagine rispecchia l’anti travel blogger per eccellenza. Ed infatti le mie pose più ricorrenti sono le seguenti:

  1. io che faccio trekking nella giungla, arranco e sono l’ultima della fila;
  2. io che, seduta per terra nel piazzale di una stazione e appoggiata al mio zaino, dormo con la bocca aperta;
  3. io che, seduta di fronte al mare -con un piatto di plastica sulle gambe – mangio pomodori e cipolla e faccio la scarpetta;
  4. io che, circondata da cani di ogni taglia e bambini attaccati anche ai capelli – gonfio palloncini e faccio le bolle di sapone;
  5. io con le gambe scorticate – per via delle “delicate” grattatine che mi riservo post puntura di zanzara – la maglia pezzata di sudore e l’occhio assassino chi di non dorme o mangia da un giorno;
  6. io sull’amaca ma a dormirci di notte, circondata da una zanzariera stile baco da seta;
  7. io sul tronco di una palma, appesa tipo gibbone, che riposo dopo una notte insonne su un autobus;
  8. io in riva al mare con una abbronzatura da muratore (segno della maglietta e dei pantaloncini corti) e mille mollettine in testa per mantenere una pettinatura dignitosa.
Il lato B delle travel bloggers

In modalità gibbone: riposo sulla spiaggia

Il lato B delle travel bloggers

Pranzo direttamente in pentola (in casa avevano solo questa)

Il lato B delle travel bloggers

Quando non si trova posto da dormire, la spiaggia è sempre l’ultima spiaggia..

 

A questo punto, voi direte: “beh forse non sei fotogenica, o forse non sai organizzare bene i tuoi viaggio o probabilmente non ti porti l’abbigliamento giusto”.

E forse avete ragione:

  • il mio zaino pesa al massimo 10 chili (di cui 5 per l’equipaggiamento fotografico) e solitamente porto con me solo pochissimi vestiti, tutti da battaglia (perché nel viaggio ci si sporca) e senza badare alla moda del momento;
  • organizzo pochissimo i miei viaggi dalla madre patria (cioè mi studio tutto ma non prenoto nulla); preferisco andare là direttamente e sentire come la mia anima percepisce il posto (nessuna app, nessun sito, nessun blog mi daranno mai la reale percezione del mio benessere psicofisico in una terra, in compagnia di certe persone e intrisa di una determinata atmosfera);
  • anche le foto del mio matrimonio sono diverse rispetto a quelle della maggior parte di spose (in realtà in quasi tutte le foto o bevo vino o mangio).

O probabilmente non sono una vincente, sono poco competitiva, esalto poco le mie qualità e capacità ma il dubbio mi resta sempre: le travel blogger mostrano mai il loro lato B?

E allora, care travel bloggers, io vi aspetto: mostratemi che siete umane, che anche voi sporcate in viaggio, che pure voi ogni tanto sbagliate qualcosa, che anche voi vi aspettate qualcosa da un viaggio e invece spesso fallite (leggi il mio post “Quello che non ti aspetti da un viaggio“).

Scrivetemi a info@occhidaviaggio.com e raccontatemi i vostri errori, mostratemi le vostre foto imbarazzanti, narratemi le vostre disavventure in viaggio.

Nel frattempo vado a comprarmi un cappello di paglia perché almeno per questa estate voglio farmi fare una foto da travel blogger figa.

 

 

 

 

 

 


12 Comments to Il lato B delle travel bloggers

  1. Paola ha detto:

    Ti capisco! Anche le mie foto di viaggio sono terribili, con tanto di maglietta e pantaloncini da battaglia 🙂

  2. La Folle ha detto:

    Non sono ancora al livello dei viaggi che fai tu – per ora solo Europa – ma non sono per niente fotogenica né ho il fisico perfetto, e non ho fotografi professionisti che mi seguono in giro per farmi il book fotografico. Sul mio blog infatti le foto di me si contano sulle dita di una mano. Ma sai una cosa? Il viaggio per me non è lo sfondo di girasoli dietro un vestito alla moda, per me è un’altra cosa. È testare il proprio carattere nelle situazioni diverse da quelle che troveremmo a casa nostra. Le sventure fanno parte del divertimento e anche le foto “da gibbone” che anzi, trovo fantastiche. Purtroppo siamo in un’era in cui è più importante apparire fighi che fare qualcosa di grandioso nella vita reale.

    Ps. E poi non sei travel blogger anche tu? Parli di viaggi no? 🙂

    • occhidaviaggio ha detto:

      Oh grazie… Qualcuno che apprezza le mie foto da “gibbone” 😂😂😂
      Quello che scrivi è proprio vero: siamo in un’epoca in cui essere “fighi” conta molto più di essere se stessi. Proprio oggi osservavo una coppia in spiaggia: mentre io mangiavo voracemente una pesca – sbrodolandomi tutta- loro erano presissimi a farsi foto da “modelli estate 2017” (hai presente lei distesa sul bagnasciuga con costume nelle chiappe e occhiali da sole da diva?).
      Per l’amor del cielo, nulla contro chi si fa foto – faccio la fotografa e campo così- ma si sono persi un sacco di tempo prezioso per fare altro perché il servizio ha portato via una buona ora di tempo. Io quando viaggio adoro essere comoda, non mi importa della moda del momento né tantomeno di apparire diversa da come sono (prova ne è la mia foto di oggi in spiaggia, quella con l’ombrellone di sfondo tipo cappello di paglia). Ma sono modi di vivere, non solo di viaggiare.. Preferisco di gran lunga concentrarmi sul gusto fruttato e dolce della mia pesca che su un servizio fotografico da gran gnocca – che non sono e non sarò mai-.
      Ti ringrazio per avermi scritto intanto e ti mando un abbraccio virtuale.
      Ps: travel blogger? Cosa significa, poi? Io viaggio, scrivo di viaggi e amo fare questa cosa. I titoli non mi piacciono, preferisco essere “Sara”, quella che si nasconde dietro Occhidaviaggio 😜

      • La Folle ha detto:

        Per me significa semplicemente scrivere di viaggi su un blog, senza necessariamente lavorarci o avere grossi numeri 🙂

        • occhidaviaggio ha detto:

          Esattamente. D’accordo con te. La blogger è colei che con estrema passione e dedizione sfrutta il suo tempo libero per fare ciò che ama: scrivere del suo amore per qualcosa. Per me sono i viaggi e la fotografia. Non controllo i follow/unfollow, non mi dispero se non mi condividono in maniera ossessiva, vado avanti a fare ciò che amo, senza badare più di tanto ai numeri e cercando solo di essere quella che sono sempre. Allora si, sono una travel blogger. Il resto -giuro- non fa per me 😄

  3. Marta ha detto:

    ADORO dover indovinare il paesaggio dietro i cappelli a tesa larga, dietro le chiome perfette, dietro gli smaglianti sorrisi delle travel blogger che descrivi!
    Però preferirei avere anche io una foto da gibbone! 😀
    Tra le mie foto da travelblogger primeggiano le imitazioni a grotte neozelandesi, i finti cadaveri nell’ostello del terrore di New Orleans, i selfie coi wallaby che sono pure più fotogenici di me…
    La verità è che ce la godiamo di più noi, senza foto perfette da fare abbiamo più tempo per esplorare! 😉

    • occhidaviaggio ha detto:

      Marta, ti dico la verità: questa estate mi sono comprata anche io due cappelli di paglia. Volevo provarci anche io a essere irresistibilmente “travel blogger”. Risultato:
      1^ cappello comprato mio marito ha esordito dicendomi – dopo avermelo visto in testa- ” sei un misto tra un contadino e una bimba che va al mare”
      2^ cappello comprato (l’ho preso un pó da diva, sai quelli con il fiocco intorno?). Per infilarlo nella zaino, con la grazia che mi contraddistingue, l’ho bucato.
      Quindi ho optato per tenermi il primo- modello zio Beppe in campagna e Heidi al mare- e faccio la mia figura (diciamo che lo uso quando dormo in spiaggia, appoggiato sul viso stile morta.
      Quanto alle foto, in questa vacanza per il momento ho collezionato solo foto fatte a tradimento dal caro consorte mentre, lottando contro le onde, cerco di risalire dal mare- distruggendomi i piedi con i ciottoli appuntiti- oppure mentre addento byrek.
      La verità è che io sono più portata a farle le foto che ad essere immortalata e preferisco osservare la gente, conoscerla e avere storie da raccontare piuttosto che sentirmi bella in un cappello. Ciò nonostante non demordo: il cappello di zio Beppe è diventato il mio must, rappresenta la mia anima (contadina e giocosa).
      Un grande abbraccio e grazie di avermi scritto

  4. Ludovagare ha detto:

    Adoro la tua nota educatamente polemica. Sono appena rientrata da un mese di viaggio in Thai zaino in spalla, e per quanto abbia provato (vedi costretto fidanzato troppo paziente) a fare foto instagrammabili il risultato è stato magro. Mi chiedo continuamente come facciano le top blogger ad avere sempre la piega perfetta e l’abito giusto, e mi sto lentamente rispondendo. Nessuna di loro si è caricata uno zaino in giro per i posti più rurali della Thailandia. Sì avranno fatto un bel giro, semituristico, ma di sicuro non hanno fatto quello che ho fatto io.
    E non l’hanno fatto con 2 paia di pantaloni e 5 magliette.
    Sai quante volte avrei voluto comprare quel cappello a falda larga che quest’anno va alla grande? Ma oltre al problema logistico si sarebbe presentato il problema outfit.
    In sostanza le foto migliori di questo viaggio sono sul telefono e non sulla reflex, sono quelle che mi faranno venire gli occhi lucidi a riguardarle, quelle storte e spontanee, quelle in cui non scattavo dicendo “fai la posa naturale, guarda altrove”, quelle in cui ho i capelli sporchi e la maglietta con la patacca d’olio.
    E se poi vogliamo parlare del nascosto lato B del viaggio… ti sembra normale che per i top blogger ogni meta sia “incredibile fatasmagorica bellissima” e nessuno menzioni mai i lati negativi?
    Viva la naturalezza, e la nota educatamente polemica!

    • occhidaviaggio ha detto:

      “Educatamente polemica” mi è piaciuto da morire, grazie mille. Mi è tornato in mente che alle scuole elementari le maestre dicevano sempre a mia madre: “sua figlia fa l’avvocato delle cause perse ed è sempre educatamente polemica”. Avvocato lo sono diventata davvero (anche se poi ho lasciato la professione) ma il mio essere polemica non mi ha ancora abbandonata.
      Il tuo commento mi ha fatto molto pensare ed è cascato a fagiolo perchè sono appena rientrata da un bellissimo – seppur difficilissimo- viaggio in Albania. Anche io come te: 1) ho fatto pochissime foto con la reflex e un numero imprecisabile di bellissime foto (spontanee) con il telefono; 2) ho tentato svariate volte di farmi fotografare dal marito in pose da star del web digitale ma alla fine le ho cancellate tutte e ho lasciato solo quelle in cui rivedo me stessa (ad esempio: foto con vestitino macchiato di caffè ghiacciato, foto con me che dormo sulla sedia del bar dopo essere stata svegliata alle 4 di notte dal Muezzin, ecc); 3) avevo uno zaino con solo due vestiti, due magliette e due pantaloncini.
      Per quanto riguarda il “nascosto lato B del viaggio” (mi hai dato l’idea per il prossimo post, a continuazione di questo…grazie!!!) non me ne parlare perchè sono imbufalita: in questo viaggio ho raggiunto mete che le blogger decantavano e ho trovato posti di turismo di massa dai quali sono scappata. E questa cosa mi ha fatto pensare che forse sono io che ho qualche problema con il “turismo” (badi beene, non parlo di “viaggio”). E qui – dato che sono polemica ma anche educata (ahhhh) – mi fermo. A buon intenditor poche parole. Comunque ti scriverò perchè questo discorso mi è piaciuto molto e mi piacerebbe continuarlo. Intanto ti abbraccio.
      Ps: io sono stata tre volte in Thailandia, l’ultima nel 2008, ed è stato un viaggio pazzesco!!! Aseptterò di leggere il tuo post sul viaggio per rivivere le emozioni di quei posti (a pelle sento che abbiamo visitato gli stessi luoghi).

  5. Ah ah ah … ho riso come una pazza! Semplicemente perché mi sono ritrovata nelle tue descrizioni: arrivata a Perugia dopo due giorni a Firenze, con la valigia in mano e girare come una pazza perché non esisteva un deposito bagagli … prova tu a girare per tutte le stradine sali-scendi di Perugia, sotto il sole caldo di maggio e una valigia al seguito! O dopo 13 ore di viaggio notturno (giusto per risparmiare soldi, dato che viaggiare di notte mi costava MOLTO meno che viaggiare di giorno), girare per Berlino e sembrare uno zombi!! 🙂

    • occhidaviaggio ha detto:

      Cara Katia, purtroppo (o per fortuna) credo che siamo in tante ad avere un lato B da cartone animato. Immaginarti con la valigia per le stradine di Perugia sotto il sole di maggio mi ha fatto molto ridere (dì la verità: ti sei sorpresa molte volte a parlare da sola, maledicendo la sorte?. Io lo faccio sempre). In realtà ritengo che queste situazioni tragicomiche siano poi la parte più bella del viaggio, quei ricordi indelebili di noi assolutamente inadatte (o troppo vestite, o poco vestite, o con un outfit sbagliato, o con il bagaglio pesante) in giro per il mondo. Non perdiamo questo nostro bellissimo e divertentissimo lato B e facciamolo vedere. Ti abbraccio

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